“Techetecheté” e la televisione moderna in coma

In queste sere d’estate Rai 1 trasmette, subito dopo il tiggí, “Techetecheté”. Dimostrazione di come la televisione moderna, paragonata a quella in bianco e nero, sia ormai in uno stato di coma profondo.

Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Pippo Baudo (da Rai Play)

É un classico: tutte le estati, se uno vuole vedersi qualcosa in TV, c’é nulla di decente. E l’estate 2017 non é da meno, complice anche la crisi che sta continuando a colpire il settore da anni. Fortunatamente, nel vuoto cosmico, sbuca qualcosa da seguire (sempre più raro…). Tra le produzioni giornaliere che hanno “del senso”, svetta il preserale “Techetecheté”, programma che attinge, a costo zero, dalle mitiche teche Rai. Il “magazzino” con oltre 60 anni di produzioni televisive, su nastro e in digitale.

Ogni giorno, per una mezz’oretta, passano sul televisore immagini a colori e (perlopiù) in bianco e nero; mostrando volti che ai 2000 molte volte diranno nulla, mentre a chi é un po più avanti nell’età possono dire molto. (Così come ai giovani-vecchi come me…)

"Techetecheté" e la televisione moderna in coma
(da Rai Play)

Ogni anno (l’edizione 2017 é la settima) cambiano i meccanismo di racconto. In questa stagione, per esempio, 3 personaggi (passati e presenti) della musica, del cinema, e dello spettacolo, passano in rotazione sullo schermo. Le loro più celebri canzoni, o parti in film, o programmi televisivi, selezionati e montati, vengono mostrate ai telespettatori. Da Enrico Brignano a Claudio Lippi, da Gigliola Cinquetti a Stefania Rotolo, Walter Chiari e Pippo Franco. Sono state fatte puntate speciali monotematiche dedicate a Paolo Limiti e Paolo Villaggio, recentemente scomparsi; e a Renzo Arbore per i suoi 80 anni.

Se hanno fatto la storia della Rai, passano per questo programma. (Pensate che ogni tanto mettono dei monologhi di Beppe Grillo, quando faceva ancora il comico…)

I programmi mostrati sono i più famosi e disparati: da “Canzonissima” a “Fantastico”, al più recente “I Migliori Anni”. Per non parlare delle varie edizioni del Festival di Sanremo.

Aldo Fabrizi (da Rai Play)

Questo programma serve da cartina tornasole per la TV di oggi, che mancano sostanzialmente di una cosa: idee autoriali. Ormai, i programmi moderni vengono lasciati al loro destino, e chi li idea e li produce non riesce più a creare idee (scusate la ripetizione) forti e interessanti. Così si rischia di avere un contenitore con grande potenziale, ma al suo interno vuoto di spunti; anche perché, forse, la televisione ha praticamente detto tutto quello che poteva dire. Allo stesso tempo, “Techetecheté” ti fa realizzare come programmi di una volta – soprattutto quelli prodotti nei primi anni dalla nascita della televisione – sono assolutamente inadatti ad essere riproposti ai giorni nostri (idea sempre più usata dagli editori televisivi). Ecco perché i “revival” sanno sempre di minestra riscaldata e sono rifiutati dal pubblico.

Insomma, sono i programmi come “Techetecheté” che fanno capire come ormai la TV, volente o nolente, sia sempre più vuota di idee (vedi i programmi di Barbara D’Urso). Sempre più senza un’identità; e in un triste stato di coma. Che durerà finché qualcuno non riprenderà fermamente in mano le redini del settore; e riuscirà a renderla di nuovo galoppante come una volta.

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